Simona's profileUNA MINA VAGANTEPhotosBlogListsMore Tools Help

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    May 21

    Mac Danzig e il veganesimo

    Intervista a Mac Danzig, dal sito della PETA.

    macdanzig_pledgeCosa ti ha spinto a diventare vegano? Da quanto tempo lo sei?
    Ricordo di avere sempre avuto un profondo rispetto ed interesse per la natura e gli animali. Deve essere una cosa che ho nel sangue. Sono cresciuto in povertà, per gli standard americani, e da piccolo mi hanno insegnato a mangiare tutto quello che potevamo permetterci. Una volta, a 13 anni, vidi passare un camion pieno di maiali diretti al mattatoio. Uno di loro incrociò per un attimo il mio sguardo. Fu uno dei momenti più tristi che io ricordi. C’era così tanta intelligenza in lui, tanto spirito, ed eccolo là, condotto ad una morte orribile…
    A 20 anni trovai lavoro in una riserva per animali in Pennsylvania chiamata Ooh-Mah-Nee Farm, e fu allora che conobbi per la prima volta dei vegani, e potei rendermi conto di quanto si sentissero forti e di quante sane alternative ai prodotti animali esistessero. Sperimentai la dieta vegana per circa un anno, ma quando cominciai ad allenarmi a tempo pieno per i combattimenti diedi retta a quello che diceva certa gente e ricominciai a mangiare pollo perché pensavo che avessi bisogno di qualche tipo di proteina animale per poter diventare un atleta di successo. Era assurdo perché la mia alimentazione era ancora prevalentemente vegana, ad eccezione del pollo tre volte a settimana. Non mi è mai andato giù. … A volte non riuscivo proprio a mangiarlo, finché, più o meno 2 anni fa, mi è capitato di leggere un articolo di
    Mike Mahler su un sito dedicato ai diritti degli animali in cui spiegava dettagliatamente il tipo di alimentazione vegana che seguiva durante l'allenamento, e allora dissi: "Ecco, anche io posso farlo!", e decisi di ritornare vegano al 100% e per tutta la vita, e non me ne sono mai pentito. Mi sento alla grande.

    Essere vegano ti ha aiutato nella pratica sportiva?
    Assolutamente. Da quando sono diventato vegano faccio molta meno fatica a mantenermi nella mia categoria, e non ho perso neanche un grammo di muscolo. Sono più definito che mai, e ho molta più energia di prima.

    Tra le varie campagne della PETA ce n'è una con la quale stiamo cercando di spingere la KFC ad imporre ai suoi fornitori di polli una regolamentazione che garantisca il benessere degli animali. Cosa pensi di compagnie come la KFC che rifiutano di adottare anche minimi provvedimenti per ridurre le sofferenze degli animali?
    E' solo ignoranza. Semplicemente non se ne preoccupano, perché pensano solo al denaro. Non c'è altro da dire.

    Quali sono i tuoi cibi vegani preferiti? E cosa mangi quando sei in fase di allenamento?
    Quando non mi alleno mangio i gelati della Soy Delicious e dolcetti al cioccolato vegani. Poi a Los Angeles ci sono degli ottimi ristoranti vegani, come quelli della Native Foods, che fanno delle pizze eccezionali. Quando sono in allenamento mangio un sacco di riso integrale, tofu, avena, e ovviamente tanta frutta e verdura.

    Cosa ti spinge a combattere nonostante gli infortuni e i tanti rischi del tuo lavoro?
    È una bella domanda! Il fatto è che amo lo sport, gli ho dedicato la vita e quindi devo capire fin dove riesco ad arrivare. Voglio competere con i migliori al mondo, e non sarò soddisfatto finché non ci sarò riuscito.

    Come ti vedi da qui a un anno? Sei preoccupato per la decisione della Fuji Network di sospendere le manifestazioni della Japanese Mixed Martial Arts Organization?
    Entro un anno spero di riuscire a gareggiare al PRIDE Fighting Championship o al K-1 Heroes. Anche se il PRIDE è stato cancellato dalla Fuji TV, sono sicuro che presto tornerà più forte che mai. Se sono arrivati dove sono arrivati è perché sanno il fatto loro. Ho già ricevuto delle offerte da alcune grosse organizzazioni che però non ho potuto accettare a causa del contratto con la KOTC, ma so che, se sarò paziente, arriverà anche il mio momento e allora saprò farmi valere.

    Cosa diresti ai tuoi fans che vorrebbero diventare vegetariani ma non sanno come cominciare?
    Vorrei dire loro che è più facile di quanto sembri. … Penso che una delle cose migliori da fare per chi sta cercando di accostarsi al vegetarianesimo sia eliminare tutti i prodotti caseari. Troppe persone infatti smettono di mangiare carne e poi si rimpinzano di formaggi e latticini per compensare. E poi si stupiscono se si sentono peggio di prima. Quindi datemi retta: lasciate perdere i latticini e mangiate molti cereali e molta verdura, così vi renderete conto abbastanza in fretta che non avete bisogno di nessun altro prodotto animale.

    Quale messaggio vorresti lanciare ai giovani che si interessano di diritti degli animali?
    Se avete davvero a cuore i diritti degli animali e credete nella loro difesa, fate qualcosa di concreto. ... Non importa quale percorso scegliate nella vita o cosa decidiate di fare: voi potete usare la vostra voce per educare gli altri e contribuire alla causa. … Parlate con franchezza delle cose in cui credete e non cercate di cambiare gli altri con la forza. Piuttosto, cogliete l’occasione per educarli quando manifestano curiosità verso i diritti degli animali e il vegetarianesimo. Non tutti là fuori sono cattivi: molti sono semplicemente disinformati e sarebbero pronti a cambiare strada se soltanto li aiutaste a fare questo passo. Ricordate soltanto che la vita è troppo breve per rimandare. Andate là fuori e fate volontariato, visitate il sito della PETA e informatevi sulle campagne in corso. Credo non ci sia nulla di più gratificante che aiutare un animale che ne ha bisogno.

    May 09

    Being veggie

    I Vegani

    di Mauro Mufatti martedì 6 maggio 2008





    A volte ritornano. I vegani, nati nel 1944 dagli inglesi Elsie Shrigley and Donald Watson, stanno tornando sotto la luce dei riflettori un po’ ovunque. Anche in Italia la percentuale è in aumento, sebbene non superi il due per cento della popolazione.



    I seguaci di questa “filosofia” non consumano alcun tipo di cibo prodotto mediante sfruttamento animale. Si spingono oltre i “semplici” vegetariani, in quanto escludono dalla propria dieta non soltanto carne e derivati, ma pure latticini, uova, miele, etc.



    Ad alcuni questo tipo di comportamento potrà sembrare eccessivo, e forse, lo è. Ma nella nostra disgraziata epoca di sovrabbondanza alimentare e, (allo stesso tempo) carestia, il punto di vista vegano merita di essere analizzato con interesse.



    Meglio un chilo di carne o diciotto chili di cereali? Questa è una delle tante domande che un consumatore attento e responsabile dovrebbe porsi ogni volta che si appresta a comperare una bistecca al supermercato.



    L’allevamento intensivo, figlio dell’epoca moderna in cui tutto ha un prezzo e niente ha valore, ha un impatto in termini di sostenibilità ambientale devastante.



    Per ottenere una tonnellata di carne bovina occorrono 30.000 metri cubi di acqua. Per la stessa quantità di cereali, ne bastano meno di 500.



    Per non parlare dello spazio necessario alla produzione. Nei paesi in via di sviluppo, intere foreste vengono rase al suolo per far pascolare le vacche che andranno sulla tavola dei paesi ricchi.



    Un esempio per tutti è la situazione brasiliana con intere porzioni di Amazzonia disboscate.



    E se anche in paesi sovrappopolati come la Cina il consumo di carne aumenta, le conseguenze potrebbero essere veramente drammatiche.



    Dicono gli esperti, se tutti gli abitanti della Terra iniziassero a consumare carne in quantità simile ai paesi industrializzati, non basterebbero sette pianeti. Da togliere il sonno.


    Come nota, aggiungiamo pure che l’industria della carne vive di sovvenzioni, prelevate dalle tasse che ognuno di noi paga allo stato. Nel 1999 il 23% della spesa pubblica in Europa è stato destinato alla zootecnia.



    Pure durante lo scandalo della BSE (volgarmente: mucca pazza), le istituzioni hanno elargito ingenti somme agli industriali del settore, al posto di punizioni esemplari.



    Ma non mangiare carne o alimenti prodotti direttamente o indirettamente, non basta. Nel decalogo vegano troviamo anche molte altre proposte per ridurre le sofferenze ai nostri “cugini” animali. Quasi tutte sensate e condivisibili.



    Boicottare i circhi, indossare capi sintetici, contrastare la caccia, la vivisezione, e molto altro ancora. Gli amici vegani sostengono che la maggior parte delle persone non conoscono a fondo i metodi ed i maltrattamenti usati per cavare soldi dal mondo animale, altrimenti ci sarebbe un’inversione di tendenza. Molto probabilmente hanno ragione.



    Per chi avesse bisogno di ulteriori argomenti, i vegani amano raccontare di come parecchi atleti, alcuni dei quali campioni olimpici, pratichino una dieta priva di grassi animali.



    E’ il caso di personalità come Carl Lewis (salto in lungo), Dave Scott (triathlon), Walter Kowalski (lotta libera) e molti altri ancora.



    L’apporto di proteine animali non sembra essere necessario. I nostri nonni hanno visto ben poche bistecche, eppure praticavano duri lavori manuali e molti di loro sono ultracentenari.



    Noi, fortunati nipoti, che fatichiamo molto meno in un’epoca informatizzata ed automatizzata, abusiamo letteralmente della carne a disposizione nei supermarket o nei fast-food.



    Allora, tutti vegani? No, come al solito, la virtù sembra essere nel mezzo. Non si possono cambiare convinzioni, tradizioni e modi d’essere di intere popolazioni dall’oggi al domani.



    Però pure per chi vegano non sarà mai, ridurre il consumo di carne può essere una strada da percorrere seriamente. Ne guadagnerà il nostro caro, malandato pianeta.




    http://www.ilreporter.com/articolo.aspx?LANG=ITA&IDCAT=2&IDART=1429&PAGE=1
    May 03

    MondoCane parte seconda: i commenti

    Corriere della Sera - ROMA -
    sezione: PRIMA PAGINA - data: 2007-04-17 num: - pag: 1
    autore: Di Gianvito categoria: REDAZIONALE
    Cuccioli dati in adozione e morti pochi giorni dopo, animali malati e strutture che cadevano a pezzi


    Sevizie su cani e gatti, 13 indagati

    Chiusa l'inchiesta sull'associazione Mondocane. Coca per pagare i guardiani

    Cuccioli dati in adozione e morti pochi giorni dopo. Cani e gatti malati abbandonati a se stessi in strutture che cadevano a pezzi. Guardiani retribuiti con la cocaina. Documenti falsi per ottenere fondi pubblici. Erano le «credenziali» dell'associazione Mondocane, che per quasi dieci anni, secondo la procura, ha «condannato a una detenzione continua» centinaia di animali. Tredici gli indagati, fra cui Anna Charini e Anna Maria Paparozzi, titolari dell'associazione; due i canili abusivi sequestrati nel 2006. Vaccinazioni e controlli veterinari erano inesistenti ma, secondo la procura, Mondocane è riuscita ad avere contributi pubblici grazie a carte fasulle.
    • A pagina 4
    Corriere della Sera - ROMA -
    sezione: Cronaca di Roma - data: 2007-04-17 num: - pag: 4
    autore: Lavinia Di Gianvito categoria: REDAZIONALE
    Canili «fuorilegge» con i soldi pubblici

    Denaro all'associazione Mondocane dal Comune di Fiumicino e dalla Regione

    Cuccioli dati in adozione e morti pochi giorni dopo. Cani e gatti malati abbandonati a se stessi in strutture che cadevano a pezzi. Guardiani retribuiti con la cocaina. Documenti falsi per ottenere fondi pubblici.
    Erano le «credenziali» dell'associazione Mondocane, che per quasi dieci anni, secondo l'accusa, ha «condannato a una detenzione continua» centinaia di animali. Fino al 9 marzo 2006, quando sono scattati i sigilli del Corpo forestale. Tredici gli indagati per i quali il pm Giuseppe Corasaniti ha chiuso l'inchiesta e si prepara a chiedere il rinvio a giudizio. Alle titolari dell'associazione, Anna Charini, 50 anni, e Anna Maria Paparozzi, 45 anni, sono contestati una valanga di reati: associazione a delinquere, maltrattamento di animali, truffa, cessione di stupefacenti, ricettazione, falso e «danneggiamento di cose sottoposte a sequestro».
    Mondocane aveva la sede a Centocelle e gestiva due canili fuorilegge: uno, con circa 40 animali, era a Civitella San Paolo, località Fornace, in provincia di Roma; l'altro si trovava a Campolano, nel Comune di Pescorocchiano (Rieti), dove la coppia Chiarini-Paparozzi abitava. Almeno 12 i cani morti nel solo 2005 nelle due strutture.
    Secondo la procura, l'associazione raccoglieva cani abbandonati o ceduti da privati per farli riprodurre. I cuccioli venivano esposti in stand per le strade di Roma e dati in adozione in cambio di denaro, ma erano così debilitati che spesso morivano nel giro di pochi giorni. Gli animali rimasti senza genitori venivano rinchiusi nei due canili abusivi, sotto la neve e la pioggia, nella sporcizia, con poca acqua fangosa e senza cibo. Tre custodi (Corinna Capillo, Elisabetta arfella e Sabina Bollatino), sostiene l'accusa, al posto del salario ricevevano cocaina.
    Inesistenti le vaccinazioni e i controlli veterinari. C'erano, invece, i documenti falsi per ottenere l'iscrizione nel Registro regionale delle organizzazioni di volontariato e i contributi. Mondocane è riuscita ad avere 30 milioni di lire, nel '98, dal Comune di Fiumicino e mille euro, nel 2003, da via Cristoforo Colombo. E le titolari sono indagate pure per ricettazione: avevano 42 libretti sanitari di iscrizione all'anagrafe canina rubati, chissà da chi e chissà quando, a una Asl della provincia di Rieti.

    Associazione Mondo cane & C. che fine ha fatto?

    marzo 13, 2006
     
    Chiunque abiti a Roma e bazzichi un po’ il centro storico, conosce l’associazione Mondocane. Conosce i suoi banchetti strategicamente piazzati nel fine settimana a via del Corso, largo di Torre Argentina e via dei Baullari (a due passi da Campo de’ Fiori) con cuccioli di cane e micetti da dare in adozione. Attirano più delle vetrine di Dolce e Gabbana quei musetti in cerca di affetto rivolti verso i passanti, pressati nei box per bambini o nelle gabbiette, e infatti ai banchetti c’è sempre gente assembrata, che cerca di fare qualche carezza, di regalare un po’ di calore, anche se magari un cucciolo non può portarlo a casa. E allora, mano al portafoglio e per riempire la scatola delle offerte con la scritta “1 euro 1 pasto”, in bella vista fra i cuccioli. Noi ci abbiamo lasciato decine e decine di euro, sperando, ora abbiamo qualche dubbio però, che si tramutassero in pasti. A questi “volontari” abbiamo perdonato tutto: le bandiere della pace, i volantini politici (indovinate un po’, di sinistra), il proselitismo politico, le capigliature bisognose di shampoo, le magliette rosse col Che... se ti occupi degli animali randagi per noi hai già un posto in paradiso. E giù, soldi nella scatoletta. E’ quindi con un vero senso di nausea che venerdì sera abbiamo appreso dal Tg1 che alla periferia di Roma è stato scoperto un canile lager, con animali segregati, tenuti in condizioni igieniche pietose, tra le carcasse di altri animali, feriti, malnutriti e con segni di violenze e percosse. E soprattutto che questo era il canile gestito da Mondocane onlus, quelli dei banchetti e “1 euro 1 pasto”. Si è scoperto che gli animali non venivano sterilizzati (come invece dichiaravano le fondatrici in diverse interviste), in modo da avere un vero e proprio “cucciolificio” perenne. Non siamo riusciti a capire se l’associazione contasse solo sulle offerte dei passanti e sulle iscrizioni dei soci o se ricevesse anche contributi dal comune. Il sito web risulta, prevedibilmente, inaccessibile. Abbiamo però scoperto che una delle fondatrici, la signora (si fa per dire) Anna Chiarini nel 1999 aveva avuto un decreto penale di condanna per maltrattamenti e torture ad animali a lei affidati (sentenza passata in giudicato) e che già nel 2000 qualcuno aveva cercato di allertare chi di dovere sulle condizioni inaccettabili in cui erano tenuti gli animali di Mondocane. Denunce, a quanto pare, cadute nel vuoto per sei lunghi anni. Ora qualcuno dirà che al mondo ci sono tanti problemi seri e che ci sono i bambini sfruttati che muoiono di fame e la guerra in Iraq e l’influenza aviaria. Questo, però, non ci impedisce di provare il più cristallino dei disprezzi verso chi sfrutta il dolore e la dolcezza di creature che non possono difendersi e ha persino il coraggio di mettere i banchetti e chiedere soldi per la strada. Almeno un po’ pudore. [Babs]