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6月17日 Canile lager nella civiltà (?)Aggiornamenti: in merito a questo canile sono di fronte a pareri discordanti: alcune volontarie ne parlano bene, altri sostengono degli avvenimenti raccapriccianti. la verità sta nel mezzo: penuria di volontari e secondo ma incapacità a gestire certe situazioni da non attribuire solo alla struttura in questione ma anche alle persone ce si offrono come collaboratori. So di cani che hanno subito delle violenze ma sono stati curati in qiuesta struttura e si dice siano stati dati in adozione. Ma non si sono denunciati gli autori della violenza. Un altro caso di canile che da solo non ce la può fare.
Questa situazione non la conoscevo... a Roma esiste un canile lager gestito dalla moglie di un ex senatore... tanti interessi dietro, nessuno fa nulla, nemmeno io che posso solo battere i tastini su questo maledetto PC. Mi chiedo: perchè non se ne parla? Perchè non si agisce? O forse si è già agito senza alcun risultato e quindi ora si lascia perdere? Non sono ancora informata su come funzionano queste cose ma non è tollerabile che a Roma ci sia questa struttura e nel frattempo si sia parlato solo del canile di Lecco di Brambilla! ROMANI E NOI CHE STAMO A FA' ???? QUI LE ACCUSE SONO GRAVISSIME!
e ciò che è più grave è che forse il problema non è che nessun fa nulla, ma che a nessuno è data la possibilità di risolvere la situazione....
Ha attraversato indenne i marosi dell'avvicendarsi di ogni giunta, ha superato tranquillamente il comma 4. art. 18 della LRL 24 del 97 ( "entro 24 mesi dalla data di entrata di vigore della legge i canili privati o quelli gestiti da associazioni [...] non conformi alle norme igienico-sanitarie ed urbanistiche, devono essere chiusi").
Ha superato brillantemente anche un blitz dei NAS che rinvenirono decine di cadaveri di cani e gatti incellophanati nei cassonetti di zona e all'interno dei locali del canile, condizioni igienico-sanitarie indegne e decine di animali in condizioni disperate. Il canile fu chiuso per alcuni giorni, ebbe l'interdetto ad accettare altri animali nel futuro, ma a tutt' oggi, e' lì con le sue strutture fetenti e fatiscenti, ad assolvere probabilmente - benche' nessuno dei nostri amministratori abbia il coraggio di ammetterlo e denunciarlo pubblicamente - la funzione di PRINCIPALE bacino di entrata e di smistamento dei randagi (cani e gatti) a Roma e provincia. Decine di animalisti si sono schiantati contro i cancelli invalicabili del Parrelli. Uno di loro, dopo essersi battuto per anni, aver perso denaro, salute, aver subito minacce, querele e ritorsioni, ha consegnato un fascicolo alto quanto un mattone riguardante anni di abusi, nelle mani di un magistrato. Ma il fascicolo giace nel cassetto. Una nota associazione animalista nazionale ha a sua volta un dossier nutrito sugli abusi del Parrelli con cui ha invocato vari interventi, ma tutto tace. Gli animali reclusi nel Parrelli sono condannati ad una condizione indegna del loro status di esseri senzienti, sottoposti ad un trattamento inadeguato: malati, denutriti, alcuni agonizzanti, in pessime condizioni ambientali, igieniche e sanitarie, ovvero sottoposti a maltrattamenti fisici e psicologici continuati. La struttura del rifugio non rispetta alcuna prassi di trasparenza e controllo sugli animali raccolti. Non sono censiti, registrati, neppure muniti di alcun segno di riconoscimento, e non e' dato in alcun modo risalire a quanti e quali animali entrino, escano, muoiano quotidianamente all'interno di quella struttura. In decine di casi, animali che per certo erano stati condotti in quel rifugio non sono stati piu' ritrovati all'interno della struttura, sono cioè SCOMPARSI, senza che la responsabile, interpellata a proposito, abbia mai voluto o potuto in alcun modo darne specificatamente conto. Nel rifugio viene accolto qualsiasi animale, senza verificarne la provenienza, compresi cani e gatti di proprietà, lì abbandonati illecitamente dai loro stessi proprietari, o gatti liberi, deportati indebitamente dalle loro colonie abituali, in aperta violazione degli articoli 11 e 15 della Legge Regionale 34/1997, dell'art.2 della Legge Nazionale 281/1991. Al contrario di quanto dichiarato pubblicamente negli avvisi, il rifugio non ha mai attivato alcun sistema di adozione e anzi, una volta introdotti nel rifugio, cani e gatti non vengono piu' restituiti se non in casi del tutto eccezionali e a completa quanto arbitraria discrezionalità della proprietaria. A fronte di tale ingiustificato diniego a che gli animali escano dal rifugio, non esiste un tetto massimo per l'accoglienza, ne' e' posto alcun limite al numero di animali che possono permanere nella struttura. Soprattutto a questo e' dovuta la triste "fortuna" del luogo: avete un animale da "rottamare"? Niente paura. Al Parrelli prendono di tutto di piu', senza limiti, e non dicono mai di no. E voi vi lavate la coscienza con poco, illudendovi ipocritamente di non aver abbandonato il povero animale ad una sorta orribile quanto l'essere falciato da un' auto in corsa. Contrariamente a quanto dichiarato negli avvisi, risulta impossibile, sia a privati cittadini sia a rappresentanti di associazioni animaliste e protezionistiche, seppure negli orari pubblicizzati quali orari delle visite, entrare nel rifugio per visitare gli animali. Gli animali lì reclusi non sono sottoposti a sterilizzazione, né ad interventi sistematici di vaccinazione, profilassi e cura, cosa, quest' ultima, confermata dai medici veterinari che hanno avuto in cura alcuni animali prelevati nel rifugio. Come accade spesso in luoghi del genere, il controllo demografico sembra affidato prevalentemente alla selezione naturale e ad uno stato di malattie endemiche costante: gli animali piu' deboli, i piu' vecchi o malati sono tristemente lasciati alla loro sorte, spesso agonizzanti a lungo. Luoghi come questi, a Roma SERVONO. Ad assorbire malamente e con tutti i mezzi possibili un numero troppo elevato ed altrimenti ingestibile di randagi. Servono, e dunque per questo si chiudano uno, due occhi. Balena l'idea che vi sia un patto tacito e scellerato tra gli amministratori inadempienti e strutture di questo tipo, persino ben al di la' delle convenzioni - che pure sono pessime - per continuare a sterminare subdolamente (nei lager si muore di tristezza, di mali incurabili, di epidemie, di disperazione, di sbranamenti,di maltrattamenti, o chissa', di vile mano umana o di deportazioni verso destinazioni ignote, di soluzioni finali) ben al di la' e al di fuori del dettato della legge che aveva abolito una volta per sempre - ci illudevamo - le camere a gas. 评论 (4)
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